
La copertina che NON vuoi mai fare
È passato un mese e non so voi, ma io continuo a sentire una punta di magone. Certo non aiuta l’algoritmo che ripropone su Internet e social tributi e immagini di Ozzy, con le settimane, però, ho scelto di ricordarlo con i sorrisi e le emozioni che mi ha sempre regalato, dalle traduzioni dei suoi testi alle secchiate sotto-palco a quel suo particolare profumo (ce ne hanno svelato la natura Jose Manging e TechJimmi), dalle risate di The Osbournes alle chicche dell’autobiografia I’m Ozzy.
È sempre stato presente a se stesso, con quello sguardo attento anche se apparentemente appannato, con la sua sagacia, la sua prontezza alla battuta la sua genuinità quasi infantile. Ho conosciuto la sua musica con Blizzard Of Ozz nel 1984, anno in cui la mia vita è cambiata per sempre. L’ho intervistato per la prima volta nel 1992, come molti altri colleghi, un periodo in cui non era lucidissimo e rispondeva ad mentula canis. Il giorno dopo il famoso concerto di Milano, quando ricevette un accendino in faccia e fece saltare tutte le interviste, gli avevo portato la bozza di una copertina di Hard! a lui dedicata. Per la delusione andai al bar dell’hotel, dove mi ritrovai seduto con… Sharon. Le diedi il regalo, mi scusai per procura e parlammo a lungo: era ovvio che tenesse molto a Ozzy, sia al marito che all’artista, e che per fare quel lavoro doveva essere stronza, doveva minacciare crew, colleghi, personale dell’hotel di non aiutarlo a sballarsi. Consiglio di leggere le sue due autobiografie, Extreme e Survivor (purtroppo ancora inedite in Italia) per conoscere anche il suo punto di vista.
La cover story di questo numero non poteva che partire da Aston, con l’ultimo concerto di Ozzy che è riuscito a portare a termine tenendo duro, per salutarci e chiuderla a modo suo, e che non riesco ancora a rivedere. Come cantava un altro grandissimo che ci ha lasciato quando ho iniziato a fare questo bellissimo lavoro, the show must go on, quindi, se siete pronti… ALL ABOARD!.
27 agosto 2025