IT’S A LONG WAY…
A breve si festeggiano i 50 anni dell’affermazione internazionale degli AC/DC, con la pubblicazione europea di HIGH VOLTAGE e la loro successiva consacrazione. Il loro arrivo in Terra d’Albione diede un’alternativa al punk perché la loro energia, la rabbia e l’atteggiamento erano vicini a quel genere musicale (non per nulla la stampa all’inizio parlò di punk australiano) con uno spirito molto heavy metal. Per l’occasione, abbiamo voluto parlare con Harry Vanda, responsabile assieme a George Young della easybeatsmania e dei primi sei album della band australiana. È un personaggio difficile da raggiungere, ma negli anni abbiamo imparato che se non provi non ottieni. Con lui questa volta non è andata bene, nonostante l’aiuto del collega Bernard Zuel; meglio con Billy Altman, che ci ha spiegato perché nel 1976 stroncò gli AC/DC in una recensione che meriterebbe un articolo tutto suo.
In questo numero, ‘Tati’ dei Jinjer svela il segreto del suo successo parlandoci di ‘visualizzazione’; in un’atmosfera altrettanto surreale, Riley Pinkerton parla dell’universo fantasy creato attorno ai Castle Rat, mentre Michael Poulsen dei Volbeat ripercorre la sua carriera nella Hammer Interview. Lo speciale metalcore ci socchiude la porta su questo genere nato - in qualche modo - anche grazie al thrash degli Exodus, che con Gary Holt ci raccontano il nuovo album, GOLIATH. E ancora, il biopic su Paul Di’Anno, il dietro le quinte delle canzoni con gli Anthrax, i Kreator, Kerry King, Wolfgang Van Halen, il cantante mascherato dei Gaerea, le nuove band del New Noise, i Paleface Swiss e i President, che hanno talmente convinto il pubblico italiano da tornare con gli Architects anche questa estate (stay tuned)… una scorpacciata che spero vi terrà in calda compagnia sino al prossimo numero primaverile, con le sue anticipazioni sui tantissimi concerti che ci attendono e nei quali speriamo di incontrarvi per parlare della nostra comune passione, il METAL in tutte le sue forme.
Luca Fassina
27 febbraio 2026